Il musical non è un genere cinematografico ma un stato d’animo. Rispecchia l’anima dei suoi realizzatori ma anche quella dei suoi spettatori. Julie Taymor ha diretto diversi musical a Broadway, e anche alcune rappresentazioni operistiche, oltre naturalmente al cinema, con due opere come Titus e Frida che, come abbiamo già detto, hanno qualcosa di fortemente musicale nella loro struttura. Così, avendo sempre a che fare con l'arte e con la musica, firma un film che rilegge la storia di un giovane negli anni'60 in chiave musicale, ed usa le canzoni dei Beatles come ispirazione per i suoi colori, il ritmo e l’ambientazione che ci propone. Un film che da una parte ha qualcosa di familiare e dall’altra qualcosa di unico. Across the Universe è un insieme di quadri musicali, ognuno con un suo carattere che, oltre a descrivere le vicende, rappresentano anche le atmosfere, con la saturazione dei colori, e le coreografie molto vicine a quelle del musical anche classico. Bisogna però sottolineare che il film di Julie Taymor non è comunque un film sui Beatles, bensì commentato dalle canzoni dei Beatles, i cui testi si rinnovano e acquisiscono nuova linfa, poiché la Taymor getta uno sguardo al passato e uno al presente. Usando uno stile modernissimo da videoclip, la regista riesce ad offrirci il ritratto di un'epoca straordinaria e dannata allo stesso momento. Un'immersione nella cultura degli anni ’60 che si sposta dall'operaia Liverpool al creativo Village, saltando a piè pari la Swinging London. Insomma stile, arte, mood del flower-power, una New York ricca di incitamenti e fermenti degli anni '60 fino alla controcultura hippy del Greenwich Village. Uno stimolo multiforme fatto di colori. E passiamo alla musica: gli arrangiamenti spaziano dal gospel al rock, dal blues al pop, e gli esiti riescono il più delle volte ad entusiasmare. Divertente I want you intonato da uno Zio Sam digitale a caccia di soldati da spedire in Vietnam; particolarmente toccante il parallelismo tra fragole sanguinanti e caduti sul campo di battaglia per Strawberry Fields Forever; emozionanti le versioni gospel di Let it be e il finale ottimista, ma mai in modo gratuito, di All you need is love. E ovviamente superlativi gli attori nonostante la giovane età: da Jim Sturgess e Evan Rachel Wood e da Joe Anderson, Dana Fuchs e Eddie Izzard fino a Spencer Liff, T.V. Carpio, e i cammeo di Bono, Joe Cocker e Shalma Hayek sono veramente tutti strepitosi sia quando cantano che quando recitano. Ma ciò che più colpisce in Across the Universe è proprio la leggerezza con cui la Taymor, aiutata nelle scelte musicali dal marito compositore Elliott Goldenthal e nelle ottime coreografie dal grande Daniel Ezralow, osa sfidare il mito, accontentando sia i nostalgici che chi non rientra nelle schiere dei fan del quartetto di Liverpool.
Prendi il feed RSS di questo blog
CONTENUTI SPECIALI DEL BLU-RAY DISC
Commento di Julie Taymor ed Elliot Goldenthal - Creando l'Universo - Dietro le quinte - Le stelle di domani - Tutto sulla musica Across the Universe - Le coreografie - Gli effetti speciali - Brani musicali completi - Scena eliminata - "And I Love Her" - Mr. Kite - Riprese alternative - Galleria: Gli schizzi di Don Nace
Link alla scheda tecnica completa
DISPONIBILE ANCHE IN EDIZIONE LIMITATA
Comprende una copia del libro ‘Sgt. Pepper - La vera storia’, in cui si racconta la nascita di uno dei più famosi album della storia del rock, e un prestigioso Lyric Book con tutti i testi originali e le traduzioni in italiano delle canzoni del film.
Link alla scheda tecnica completa
lunedì 28 luglio 2008
Across the Universe: il film, il musical, i Beatles
martedì 22 luglio 2008
Il ’68 raccontato al cinema: ribellione, musica e libertà
68, in gradi Celsius, è la temperatura ideale per sviluppare la pellicola in bianco e nero. Questo è un destino. Perché il Sessantotto è un periodo coloratissimo che però, a posteriori, può essere raccontato solo attraverso la pellicola in bianco e nero. Anche se poi nei migliori film che hanno raccontato quel periodo irripetibile c’è sempre stato un pizzico di fantasmagoria in più che serve ad arrivare a quelle immagini psichedeliche che sono diventate il suo simbolo, fra vitalità e disperazione. Il ‘68 è un tema che ha toccato soprattutto il cinema europeo, anche se i suoi echi sono arrivati fino al cinema hollywoodiano con le sue pellicole indipendenti. E Across the Universe di Julie Taymor cita quel periodo e quell’ immaginario cinematografico capace di dire tutto e il contrario di tutto, allargando a dismisura i confini del visibile. Ribellione è la parola d’ordine per un film come Easy Rider - Libertà e Paura con la sua straordinaria colonna sonora, contro le sovrastrutture patriottiche che restringono le frontiere mentali e geografiche. Se il film di Peter Fonda e Dennis Hooper è il capostipite di questo piccolo genere cinematografico, ci sono alcune altre pellicole imprescindibili sullo stesso tema. Fragole e sangue di Stuart Hagman è ambientato durante un’ occupazione universitaria vista dalla parte del suo protagonista, l’occhialuto studente Simon, mettendo in scena la contestazione giovanile con un sottofondo westcoastiano-beatlesiano (memorabile la brutale carica della polizia finale scandita dalla bellissima Give Peace a Chance). Stessa aria (e stessi colori) tira nell’incursione americana del maestro italiano Michelangelo Antonioni. Zabriskie Point è un inno al ribellismo giovanile con una colonna sonora che combina i Pink Floyd con Jerry Garcia dei Greadful Dead e con (come minimo) due sequenze memorabili: quella in cui i ragazzi amoreggiano nel deserto e l’esplosione finale dei simboli del benessere. Ma le ribellioni sessantottine al cinema hanno mille sfaccettature: da quella trasversale e totale, come quella che Pasolini ci lancia nella più ostica delle opere con il suo Salò, e quella sessuale nell’Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, fino a quella contro la tirannia del linguaggio formalizzato in campo cinematografico de El topo di Alejandro Jodorowski e de La Cinese di Jean-Luc Godard fino a Paradise Now di Sheldon Rochlin, ripresa cinematografica dell'omonimo spettacolo del Living Theatre. Una serie di film che hanno voluto denunciare la dolorosa imperfezione di un mondo che pretendeva di essere il migliore possibile, ma che, con i suoi mille errori di ingenuità e i suoi eccessi, ha contribuito almeno a migliorarlo un po’.
lunedì 30 giugno 2008
Le canzoni dei Beatles in "Mi Chiamo Sam", con Sean Penn
Mi chiamo Sam e amo i Beatles
Confrontarsi con il repertorio dei Beatles al cinema: quale autore non accetterebbe questa sfida con un misto di orgoglio, timore ed entusiasmo? Un’occasione analoga a Across the Universe è stata quella colta dalla regista Jessie Nelson nel 2001 per la colonna sonora del suo film Mi chiamo Sam (I Am Sam), interpretato da Sean Penn e Michelle Pfeiffer. Anche in questo caso le cose sono andate straordinariamente bene! Ovviamente grazie alle stupende canzoni del quartetto di Liverpool, che nel film vengono riarrangiate per l'occasione da artisti di grande calibro quali Eddie Vedder, Nick Cave, Ben Harper, Aimee Mann, Sheryl Crow e Rufus Wainwright, tanto per fare qualche nome, ma la lista è ancora molto ricca. I brani dei Beatles utilizzati nel film sono infatti ben 17. E pensare che la scelta di non adottare le canzoni originali è stata forzata, come afferma la regista, per evitare che la produzione spendesse più per acquistare i diritti delle canzoni dei Beatles che per tutto il resto.
Particolarmente riuscita è stata la scelta dei singoli brani che accompagnano alcune delle sequenze più belle del film, in cui Sean Penn veste i panni del papà amoroso, anche se mentalmente ritardato, di Dakota Fanning. Ogni canzone è un commento sublime agli eventi raccontati dalle immagini: Across the Universe sembra dire "nulla potrà cambiare il tuo mondo" mentre Sam gioca con sua figlia, giusto qualche minuto prima dell'arrivo dei "cattivi" assistenti sociali che gliela portano via; You've Got to Hide Your Love Away, quando Sam va a far visita a Lucy dalla famiglia affidataria ma poi si nasconde preferendo non farsi vedere, pensando che ormai Lucy sia felice con la nuova famiglia; Two of Us con Sam e la piccola Lucy sull'altalena; Lucy in the Sky with Diamonds, sottolineando il verso "e lei se ne andata", quando la mamma "naturale" di Lucy scappa appena uscita dalla clinica lasciando Sam da solo con la bimba; e infine Blackbird, quando Sam lancia l'uccello di carta dall'albero verso Lucy e poi dalla sua cameretta fino al balcone dell'appartamento di Sam.
Un’altra occasione per apprezzare la grande abilità dei FabFour nel confezionare brani pieni di sentimenti e assolutamente memorabili.






